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Quali tipologie di naming?

Lampi di creatività o nomi formali? Non c’è un nome migliore, ma solo quello più adatto al tuo business!

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Nella scorsa puntata abbiamo delineato insieme le caratteristiche di un buon naming, oggi vedremo sulla base di quelle caratteristiche, le varie tipologie di naming esistenti, a quale apparterrà il nome perfetto per la tua attività?

giovedì 19 Marzo, 2020 — Gabriele Garofalo

Partiamo con il dire che non c’è una tipologia migliore di un’altra, ma solo una più adatta al tuo tipo di attività e all’idea di business che vuoi trasmettere ai tuoi clienti o potenziali clienti. Quello che però devi sempre tenere a mente è che il naming è una tappa fondamentale per emergere rispetto ai tuoi competitors, più sarà studiato e ricercato, più catturerà l’attenzione dell’utente.

Possiamo dividere le tipologie di naming in cinque categorie

  1. Naming composti
  2. Naming formali
  3. Naming di fantasia
  4. Acronimi
  5. Naming personali

Quando parliamo di “naming composti”, facciamo riferimento a quei nomi realizzati grazie alla fusione di due o più parole differenti che si fondono dando vita ad un unico sostantivo. FedEx (Federal Express) e Durex (Durability, Reliability, Excellence) ne sono un esempio.

I naming formali sono invece quelli che non fanno altro che descrivere la tipologia di business dell’attività. Poste Italiane, Fatture Incloud, Poltrone Sofà, sono esempi lampanti di nomi che semplicemente delineano l’area di attività dell’azienda. Il lato positivo di questa tipologia di nome è la chiarezza, perché l’utente comprenderà immediatamente il core business, la creatività però forse viene un po’ sacrificata in questo caso.

Non possiamo dire lo stesso per la categoria dei nomi di fantasia, in cui rientrano sia parole inesistenti (vedi Google) sia quelli onomatopeici, ad esempio Tic Tac che riprende il suono delle caramelle se scuoti il pacchetto. Questi nomi sono quelli più distintivi, più caratterizzanti, che spingono molto sull’unicità del brand. Di contro vanno spiegati molto bene e supportati da una comunicazione coerente e a sua volta distintiva.

Gli acronimi sono quei nomi ottenuti dall’unione delle iniziali di più parole diverse. Tipicamente venivano usati i nomi dei soci fondatori dell’attività, ma anche per abbreviare un nome descrittivo. Aziende come IBM o BMW ne sono un esempio. Il rischio di questi naming? Il livello di emotività generato è molto basso e possono spesso essere confusi con nomi di società dal suono simile.

Infine i nomi dei fondatori sono quelli che appunto riprendono il nome della persona o soci che hanno fondato l’attività. Le più conosciute probabilmente sono le aziende di alta moda, come Christian Dior oppure Dolce&Gabbana, Valentino e così via, ma anche la famosa multinazionale americana Procter&Gamble ad esempio prende il nome dei suoi fondatori. In questo caso la domanda che viene da porsi è: se il fondatore va in pensione o cambia? Che si fa? In molti casi non è importante, nella misura in cui l’azienda abbia già raggiunto un alto tasso di notorietà, ma è sicuramente un fattore da tenere in considerazione.

E il nome della tua attività a che categoria fa riferimento?

Gabriele Garofalo

Brand & Visual Designer

Progettazione dell'identità visiva, studio e gestione del sistema integrato di comunicazione di un brand.

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